Refolo: colpo di vento breve ed impetuoso. Folata, raffica.
Così leggiamo sul"Piccolo Palazzi"consueto vocabolario
per parole inconsuete. Per i non triestini è un pò difficile
capire che cosa sia un refolo. Ma chi con la bora ha incontri
periodici, vi saprà quantomeno spiegare a gesti che cosa sia un
refolo.
Quando la bora scende impetuosa dal Carso triestino e si incunea
nelle vie cittadine, il refolo prende corpo, si gonfia, spinge,
urta, lotta con l'incauto passante tentando di sommergerlo, di
togliergli l'equilibrio, di portarlo con sé.
Se trova resistenza preme ancora di più, si mette in gara e ti
porta al punto critico: a questo punto c'è da chiedersi "chi
vincerà?". Ma il refolo, che gioca come un qualsiasi
mulo triestino, a un certo momento molla la presa e ti lascia
cadere in avanti.
C'è anche il refolo leggero, quello delle giornate di
borino. E' uno sbarazzino, un ragazzetto che ti accarezza o
ti da un leggero buffetto, così per celia. Il refolo di borino ti
innalza e ti fa ricadere ma sempre con dolcezza, che scherza ma
con mano leggera.
C'è il refolo cattivo, figlio della bora nera, un vero
"teddy boy" che non si ferma davanti a nulla, che sa
anche farti male. Ma è raro incontrarlo, per nostra fortuna. C'è
un refolo. Anzi ci sono tanti "refoli". Ma...c'è una
sola "REFOLO" e racchiude in se le caratteristiche della
bora di cui è figlia adottiva. E' una banda che sa accarezzarti,
schiaffeggiarti, sollevarti, dolcemente o aspramente.
Il refolo di bora e la "Banda Refolo": due aspetti
dell'immagine della nostra città, due facce indissolubili dello
spirito che ci anima.
RUGGERO PAGHI